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Operazione Imperator - Concussione, corruzione e riciclaggio

Video - Padova, 23 giugno 2016 ore 13:00

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Comando Provinciale Padova

E’ una vera e propria “tangentopoli delle terme” quella portata a galla dall’operazione della Guardia di Finanza di Padova, che ha eseguito questa mattina, all’esito delle lunghe e complesse indagini coordinate dalla locale Procura della Repubblica (Procuratore Capo, dott. Matteo STUCCILLI, e Sost. Proc. dott.ssa Federica BACCAGLINI), un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP patavino nei confronti di due pubblici amministratori e tre imprenditori, indagati a vario titolo per i reati di concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità, corruzione e riciclaggio.

Altri 18 soggetti sono indagati a piede libero nel medesimo procedimento penale. Eseguite anche 22 perquisizioni domiciliari e locali.

Tra gli arrestati L. C. (classe ’71), dal 2011 Sindaco di Abano Terme, riconfermato all’esito della recente tornata elettorale, e per dieci anni (dal 2001 al 2011), Sindaco di Montegrotto Terme.

Per lui il GIP, tenuto conto della compresenza di tutte le esigenze cautelari (pericolo di inquinamento probatorio, di fuga e di reiterazione del reato), ha disposto la custodia cautelare in carcere.

Le indagini dei finanzieri del Gruppo di Padova hanno consentito di alzare il velo su un vero e proprio sistema tangentizio che ha governato l’affidamento di appalti e lavori pubblici dapprima nel Comune di Montegrotto Terme, a partire dal 2008, quando il Sindaco C. era destinatario di una percentuale varia (dal 10 al 20%) sulle somme liquidate alle aziende che si occupavano della manutenzione del verde pubblico.

Sistema “esportato” poi nel Comune di Abano Terme nel 2011 e proseguito in quello di Montegrotto grazie al sodale M. B. (classe ’60, ora agli arresti domiciliari), passato nel frattempo dalla carica di Vice Sindaco a quella di Sindaco.

Numerosi gli imprenditori costretti a pagare per poter lavorare, consapevoli che se non avessero sottostato al “diktat” del Sindaco del momento, avrebbero perso importanti opportunità di lavoro, fino a non lavorare più per i due comuni termali.

Ben 7 di essi, nel corso delle indagini, hanno confermato di aver pagato tangenti per lavorare.

Nei loro confronti è stato ipotizzato il reato di induzione indebita a dare o promettere utilità, avendo subito una sorta di pressione morale: pagare ovvero accettare la prospettiva di non poter più contare sugli incarichi pubblici, a maggior ragione in epoca di crisi economica e di mercato sostanzialmente fermo.

In altri casi, soprattutto in presenza di appalti di maggior importo, è stata invece riscontrata una vera e propria “par condicio contractualis”, ossia un incontro libero e consapevole della volontà delle parti, tra pubblici amministratori infedeli ed imprenditori, in questo caso non “vittime” del sistema ma essi stessi attori dello stesso, allo stesso livello dei due Sindaci.

L’accusa è in questo caso di corruzione.

Diversi, nei due casi prospettati, la tipologia di lavori, ma anche il modo di pagare la tangente, sempre oscillante tra il 10 ed il 20% dell’importo dei lavori stessi.

I piccoli imprenditori, quasi sempre gli stessi, operanti per lo più nel settore della manutenzione del verde – settore particolarmente importante trattandosi di località termali, a principale vocazione turistica e dunque sensibili all’arredo urbano - si vedevano assegnati i lavori a chiamata diretta ovvero a seguito di gara, a fronte della corresponsione di denaro contante. Il contante era utilizzato anche per sbloccare l’iter di procedimenti per il rilascio di concessioni e autorizzazioni edilizie, prima lento e difficile, poi, una volta che gli imprenditori avevano compreso la “necessità” di corrispondere utilità al Sindaco, miracolosamente efficiente.

E’ il caso dei 7.000 euro corrisposti nel novembre 2012 a L. C., come prima tranche della somma richiesta di € 60.000 come contropartita per agevolare il rilascio di alcune autorizzazioni per cantieri edili; ma anche dei 25.000 euro per velocizzare una concessione edilizia per la costruzione di una palazzina, sempre ad Abano.

In una circostanza, invece, per imprimere uno sprint alle pratiche relative al cambio di destinazione d’uso da commerciale a residenziale di alcuni immobili a Montegrotto, il Sindaco C. ha indotto due imprenditori a cedergli un appartamento al prezzo di € 65.000, pari alla metà del valore di mercato.

Diverso il discorso per i grandi appalti, in cui cambia, oltre al rapporto tra pubblico amministratore e imprenditore, anche la modalità di erogazione dell’utilità.

Non più contante ma pagamento di fatture per consulenza (di fatto non resa), emesse da società gestite di fatto da C., come la RLS S.r.l., legalmente rappresentata da M. T. (classe ’70), finito ai domiciliari con l’accusa di riciclaggio.

Si cita, a tal proposito, l’appalto avente ad oggetto il servizio di riqualificazione energetica degli edifici comunali di Montegrotto Terme e di adeguamento degli impianti di illuminazione pubblica, del valore di oltre 15 milioni di euro e della durata di 15 anni, per il quale L. C. ha ricevuto indebitamente 174.000 euro, mascherandoli come pagamento di prestazioni professionali giustificate con l’emissione di fatture della RLS.

Per questa operazione è finito agli arresti domiciliari l’imprenditore S. G. (classe ‘ 63), legale rappresentante della G. S.p.a., aggiudicataria dell’appalto in ATI con la romana M. P. S.p.a.

O ancora, il recente affidamento dei lavori di manutenzione straordinaria strade (asfalti) e piazze, compresa la segnaletica, da parte del Comune di Abano Terme, in relazione al quale C. ha ricevuto dall’imprenditore L. P. (ai domiciliari), legale rappresentante della P. S.p.a., a più riprese la somma di € 50.000, giustificata sempre dal pagamento delle fatture della RLS S.r.l..

Gli accertamenti delle Fiamme Gialle hanno appalesato come la gestione della cosa pubblica nei due comuni termali avvenisse in un’ottica secondo cui il Sindaco decideva il da farsi, i tempi, i modi, le imprese esecutrici dei lavori, il tutto prescindendo da quell’insieme di norme predisposte dal Legislatore nell’interesse della collettività.

Che è quello di pagare il giusto e non il maggiorato per la tangente. Infatti, nella maggior parte dei casi, gli imprenditori caricavano il prezzo della tangente sull’importo dei lavori, facendo così ricadere il maggior onere su tutti i cittadini. Da ultimo, le indagini dei Finanzieri di Padova hanno aperto un faro anche sul consistente patrimonio immobiliare riconducibile a L. C. (per il tramite delle società formalmente o di fatto controllate), realizzato negli ultimi dieci anni e che risulta sensibilmente incongruente con la sua situazione reddituale.

Tale incongruenza spicca non solo con riferimento ai redditi personali dichiarati ma anche rispetto alla debolezza patrimoniale che caratterizza un po’ tutte le società riconducibili al Sindaco.

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