Servizi doganali

Vigilanza

 

Il servizio di vigilanza doganale viene svolto all’esterno e all’interno degli spazi doganali (porti, aeroporti e varchi alla frontiera terrestre), al fine di assicurare il rispetto delle norme poste a garanzia degli interessi finanziari dell’Unione europea con particolare riguardo ai diritti doganali ed alle altre risorse proprie unionali.

All’interno degli spazi doganali, l’art. 19 del D.P.R. 23 gennaio 1973, n. 43,  c.d. Testo Unico delle disposizioni legislative in materia doganale (T.U.L.D.), attribuisce ai funzionari dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, coadiuvati dai militari della Guardia di Finanza, la facoltà di:

  • procedere alla visita dei mezzi di trasporto di qualsiasi genere che attraversano la linea doganale in corrispondenza dei citati spazi doganali o che circolano in questi ultimi;
  • ispezionare, in caso di fondati sospetti di irregolarità, i mezzi di trasporto che possono essere sottoposti anche a controlli tecnici, particolarmente accurati, diretti ad accertare eventuali occultamenti di merci;
  • controllare i bagagli e gli altri oggetti in possesso delle persone.

Il successivo articolo 20 prevede che il controllo sulle persone, circolanti per qualsiasi motivo nell’ambito degli spazi doganali, sia svolto dai soli funzionari dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli. Questi ultimi, per assicurare l'osservanza delle disposizioni stabilite dalle leggi in materia doganale e delle altre leggi la cui applicazione è demandata alle dogane, possono invitare le persone a esibire gli oggetti ed i valori al seguito. In caso di rifiuto e ove sussistano fondati motivi di sospetto, il responsabile del servizio può disporre, con apposito provvedimento scritto specificamente motivato, che i soggetti oggetto di controllo siano sottoposti a perquisizione personale.

Della perquisizione è redatto processo verbale che, insieme al menzionato provvedimento, deve essere trasmesso entro quarantotto ore alla Procura della Repubblica competente per un vaglio di legittimità e per la conseguente convalida entro le successive quarantotto ore dell’atto, secondo le norme del codice di procedura penale in materia di perquisizioni personali.

 

Vigilanza doganale negli aeroporti

 

L'articolo 32 T.U.L.D. prevede che all'arrivo, alla partenza e durante lo stazionamento di un aeromobile, i funzionari doganali e i militari della Guardia di Finanza possono procedere agli accertamenti di loro competenza riguardanti l'aeromobile, il suo equipaggio, le persone presenti a bordo e le cose trasportate.

 

Riscontro

 

Il servizio di riscontro viene svolto autonomamente dai militari della Guardia di Finanza successivamente allo sdoganamento della merce operato dai funzionari doganali, integrando l’accertamento con un esame fisico della merce, sommario ed esterno, che verifichi la rispondenza con quanto indicato nei documenti doganali che scortano il trasporto.

L’art. 21 del T.U.L.D. prevede che, nello svolgimento di tale servizio, i militari della Guardia di Finanza:

  • ai valichi di confine, ai varchi dei territori extradoganali e dei recinti doganali ed alle porte dei depositi doganali e dei depositi franchi, procedano al riscontro sommario ed esterno dei colli e delle merci alla rinfusa, allo scopo di controllare la corrispondenza rispetto ai documenti doganali che li scortano;
  • hanno facoltà di prescindere dall'eseguire il controllo, ovvero di limitarlo ad una parte soltanto del carico. Sono, tuttavia, tenuti ad eseguire il riscontro stesso quando sia espressamente richiesto dal responsabile dell’Ufficio doganale o dai funzionari addetti alle visite di controllo ovvero dai superiori gerarchici del Corpo;
  • se emergono discordanze, o comunque, sussistono fondati sospetti di irregolarità, inoltrino motivata richiesta al responsabile dell’Ufficio doganale affinché, in loro presenza, la merce sia posta a visita di controllo ex art. 63 T.U.L.D.

L’articolo 2, comma 2, del D. Lgs. 8 novembre 1990, n. 374 ha previsto la facoltà per il Ministro dell’Economia e delle Finanze di sopprimere il servizio di riscontro per talune tipologie di merci, nonché di stabilire le modalità di annotazione delle attestazioni di riscontro anche con l'ausilio di procedure informatizzate.

 

Controlli in itinere su strada

 

I servizi svolti fuori dagli spazi doganali sono finalizzati ad evitare che le merci attraversino la linea doganale nei punti non stabiliti e che siano immessi in libera pratica senza che siano stati corrisposti i diritti di confine e i dazi doganali (articolo 16 T.U.L.D.).

A tal fine, le disposizioni relative al controllo dei mezzi di trasporto, dei bagagli e delle persone all’interno degli spazi doganali, richiamate in precedenza, si applicano, al fine di assicurare l’osservanza delle norme di natura doganale e valutaria, anche sul resto del territorio nazionale, ai sensi dell’articolo 20-bis del T.U.L.D. e alla competenza dei funzionari doganali si sostituisce quella dei militari della Guardia di Finanza.

L’attività si rivolge nei confronti delle persone, dei loro bagagli e dei mezzi di trasporto che comunque attraversano il confine terrestre dell’Unione europea, nonché nei confronti dei natanti ed aeromobili, dei relativi equipaggi e passeggeri e dei loro bagagli quando risulti o sussista motivo di ritenere che detti natanti ed aeromobili siano in partenza per l’estero ovvero in arrivo dall’estero.

Di particolare interesse, nell’ambito dei servizi fuori degli spazi doganali, è il controllo sul traffico turistico che presuppone l'espletamento di compiti che non riguardano la sola normativa doganale in senso stretto, ma investono anche la disciplina valutaria, le leggi speciali (armi e stupefacenti), nonché la sicurezza pubblica e la legge penale comune.

In tale contesto, assumono fondamentale importanza gli articoli 23 e seguenti T.U.L.D., concernenti la zona di vigilanza doganale terrestre e marittima.

L’articolo 23 stabilisce che “fino alla distanza di dieci chilometri dalla linea doganale della frontiera terrestre verso l'interno è stabilita una zona di vigilanza, nella quale il trasporto e il deposito delle merci estere sono soggetti a speciale sorveglianza ai fini della difesa doganale. Lungo la frontiera marittima tale zona di vigilanza è stabilita fino a cinque chilometri dal lido verso l’interno.

Nel delimitare la zona di vigilanza può essere superata o ridotta l'estensione territoriale indicata quando, per il migliore esercizio della sorveglianza ovvero per la maggiore demarcazione della zona stessa, sia ritenuto opportuno seguire le delimitazioni costituite da rilievi orografici, da rive di fiumi o tratti navigabili di essi, da lagune ed altre acque, da strade ferrate, da strade ordinarie o da autostrade.

Con decreto del Ministro delle Finanze del 23 dicembre 1985, sono individuate le zone di vigilanza per le quali esistono particolari esigenze di sorveglianza ai fini della difesa doganale e sono determinate, anche se non ricorrono le condizioni di cui al precedente comma, le distanze dalla linea doganale di frontiera terrestre e dal lido lungo la frontiera marittima verso l'interno che possono essere stabilite, rispettivamente, fino a 30 e 10 chilometri".

Ai sensi dell’art. 24 del T.U.L.D., nella zona di vigilanza doganale terrestre è il detentore della merce a dover dimostrare la legittima provenienza della stessa, presumendosi, in caso contrario, l’introduzione in contrabbando.

Per quanto concerne la zona di vigilanza doganale marittima, l’art. 30 T.U.L.D. prevede che: "Nella zona di vigilanza doganale marittima, i militari della guardia di finanza possono recarsi a bordo delle navi di stazza netta non superiore a duecento tonnellate, per farsi esibire dal capitano il manifesto prescritto a norma dell'articolo 105 e gli altri documenti del carico. Se il capitano non è munito del manifesto o si rifiuta di presentarlo, ed in qualunque caso in cui vi sia indizio di violazione di norme doganali, la nave è scortata alla più vicina dogana per i necessari accertamenti.

Per le navi di stazza netta superiore a duecento tonnellate la vigilanza è esercitata sui movimenti delle navi medesime entro la zona di vigilanza, ma quando si tenta l'imbarco o lo sbarco ovvero il trasbordo, dove non sono uffici doganali, i militari suddetti hanno facoltà di salire a bordo, di richiedere i documenti del carico e di scortare le navi stesse alla più vicina dogana per i provvedimenti del caso."

La zona di vigilanza doganale marittima è definita dall'articolo 29 del T.U.L.D. il quale statuisce che “è sottoposta a vigilanza doganale la zona costituita dalla fascia di mare che si estende dalla linea doganale sino al limite esterno del mare territoriale (12 miglia marine n.d.r.)”.

Nell'ambito della zona di vigilanza doganale marittima, la Guardia di Finanza, ai sensi del citato art. 30 T.U.L.D., esercita, quindi, un'attività di polizia amministrativa, intesa ad accertare l'adempimento degli obblighi prescritti dalla legislazione doganale nei confronti del comandante della nave.

L'articolo distingue l'ipotesi in cui la nave ha un tonnellaggio inferiore a 200 tonnellate, da quella in cui il tonnellaggio le superi.

Nel primo caso i militari della Guardia di Finanza possono salire a bordo per farsi esibire, tra l'altro, il manifesto da parte del capitano; nel secondo caso possono solo sorvegliare i movimenti della nave, a meno che non si notino operazioni di sbarco, imbarco o trasbordo in luoghi dove non vi siano uffici doganali, nel qual caso possono salire a bordo e scortare la nave stessa alla più vicina dogana per i provvedimenti del caso.

In materia di vigilanza sul mare, è opportuno altresì ricordare che l'azione della Guardia di Finanza si realizza anche sulla base delle seguenti disposizioni normative:

  • la Legge 11 marzo 1988, n. 66, che attribuisce alla Guardia di Finanza, al fine del contrasto ai traffici marittimi illeciti, la facoltà di effettuare la sorveglianza anche oltre le acque territoriali;
  • la Convenzione di Ginevra del 29 aprile 58 sull'alto mare la quale prevede che le navi da guerra (qualifica riconosciuta anche alle unità della Guardia di Finanza) possano legittimamente "arrestare", ai fini del controllo, le navi estere in acque territoriali;
  • il D.Lgs. 19 agosto 2016, n. 177 in materia di razionalizzazione delle funzioni di polizia e il D.M. 15 agosto 2017 “Direttiva sui comparti di specialità delle forze di polizia e sulla razionalizzazione dei presidi di polizia” che hanno assegnato, tra l’altro, al Corpo, in via esclusiva, le funzioni operative di sicurezza (c.d. “Polizia del mare”).

 

Attività ispettiva autonoma

 

L'esame, presso gli operatori economici, del corretto svolgimento delle operazioni doganali viene svolto dai Reparti del Corpo:

  • in via concorrente, nell’ambito delle attività di verifica/controllo fiscale, avente per oggetto tutti i settori impositivi concernenti la gestione aziendale;
  • nel contesto dei servizi di polizia giudiziaria in relazione ad ipotesi di frodi doganali e contrabbando;
  • mediante interventi operativi "mirati" in modo specifico al controllo degli scambi commerciali con i paesi terzi, in virtù dei poteri di accesso, verifica e ricerca attribuiti dagli artt. 35 della Legge 7 gennaio 1929, n. 4 e 2 del D.Lgs. 19 marzo 2001, n. 68, che riconosce le prerogative attribuite al Corpo in materia di IVA e II.DD., anche per l'accertamento e la repressione delle violazioni in danno all'Unione europea e di quelle lesive del bilancio connessi alle prime. In quest'ultimo caso, l'obiettivo del controllo non è limitato al solo accertamento del corretto svolgimento delle formalità doganali e del pagamento dei relativi dazi, ma anche dei rilevanti flussi reddituali che a tali operazioni si riferiscono. Tale tipologia di verifica/controllo vengono svolti in conformità alle disposizioni del Regolamento (UE), 7 ottobre 2013, n. 952 – Codice Doganale dell’Unione (c.d. CDU), art. 46 e ss, sui controlli delle merci a posteriori.

 

Collaborazione alla revisione dell'accertamento promossa dagli uffici

 

L’art. 64, comma 3, del D.L. n. 331/1993, convertito in Legge n. 427/1993, ha previsto la cooperazione della Guardia di Finanza con l’Agenzia delle dogane e dei monopoli, per l'acquisizione ed il reperimento di elementi utili ai fini della revisione dell'accertamento promossa dai predetti uffici, procedendo secondo le norme e le facoltà previste dall'articolo 11, comma 9, del citato D. Lgs. n. 374/1990.

Tale ultima disposizione di legge statuisce che l'ufficio doganale possa procedere a verifiche per la revisione di più operazioni doganali, entro i tre anni dalla data in cui l'accertamento è divenuto definitivo, con le modalità indicate nello stesso articolo, per accertare le relative violazioni, nonché in attuazione degli accordi di mutua assistenza amministrativa o di atti normativi unionali.

Le modalità delle verifiche sono quelle fissate in materia di Imposta sul Valore Aggiunto dall’art. 52, commi da 4 a 10, del Decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, cui rinvia il comma 4 dell’art. 11 citato.