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Eseguite 3 misure cautelari personali e sequestrati beni per un volore di oltre 8 milioni di euro

Bologna, 28 novembre 21018

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2018

Comando Provinciale Bologna

I finanzieri del Comando Provinciale di Bologna, in collaborazione con i colleghi dello S.C.I.C.O. (Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata) di Roma e l’ausilio del personale del Comando Provinciale di Reggio-Calabria e Frosinone, hanno eseguito, tra le province di Bologna, Reggio-Calabria, Roma, Piacenza, Frosinone, Cremona e Monza-Brianza, delle misure cautelari nei confronti di 3 persone, contigue alla cosca Iamonte di Melito Porto Salvo (RC), ritenute responsabili del reato di intestazione fittizia di beni con l’aggravante del fine di voler agevolare l’attività dell’organizzazione mafiosa.

Sequestrati inoltre beni per un valore complessivo di circa 8,5 milioni di euro. In particolare, gli specialisti del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bologna hanno dato attuazione ad un’ordinanza, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Bologna, Dott. Alberto Gamberini su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nella persona del Procuratore Aggiunto Dott. Francesco Caleca, che ha disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti di P.A.D., classe 1970 e residente a Zola Predosa (BO), l’applicazione degli arresti domiciliari nei confronti di T.M.F., classe 1977e residente a Melito Porto Salvo (RC), e l’obbligo di dimora nei confronti di S.C., classe 1970 residente a Zola Predosa. I sequestri hanno invece avuto ad oggetto appartamenti, garage, terreni, locali commerciali, capannoni industriali e quote di società situate nei comuni di Bologna, Sala Bolognese (BO), Zola Predosa (BO), Cave (RM), Fiumicino (RM) e Montebello Ionico (RC).

L’operazione, denominata “Nebbia Calabra”, nel fare nuovamente luce sulle modalità di infiltrazione nel tessuto economico delle organizzazioni malavitose, si incentra sulle attività illecite svolte dal destinatario della misura cautelare in carcere, P.A.D., un imprenditore di origini calabresi operante nel settore dell’autotrasporto, radicatosi già dagli inizi degli anni duemila sul territorio emiliano e che, come dimostrato dalle attività investigative e sancito da alcuni collaboratori di giustizia, è risultato essere, scrive il G.I.P., “in intensi rapporti personali e di affari con soggetti di primo piano della criminalità organizzata calabrese”.

Le minuziose attività d’indagine, sviluppate mediante accertamenti bancari, patrimoniali, intercettazioni telefoniche ed ambientali, hanno permesso di documentare il ricorso, in via sistematica, da parte del citato soggetto, all’intestazione fittizia di aziende e società, allo scopo di schermare l’origine del patrimonio accumulato ed eludere l’applicazione di misure patrimoniali.

Infatti, le ingenti risorse finanziarie che negli anni ha controllato e gestito in via continuativa mediante un considerevole numero di prestanome compiacenti (in primis i componenti del suo nucleo familiare, spesso del tutto privi di qualsivoglia autonomia economica e/o meri esecutori delle sue direttive), sono state dal medesimo investite nell’acquisto e nella gestione di attività imprenditoriali (in particolare società di trasporto), nonché in beni mobili ed immobili, anche di lusso, costituenti incrementi patrimoniali del tutto sproporzionati rispetto alle dichiarazioni reddituali prodotte.

Particolarmente esemplificative sono le vicende relative all’acquisto di una rivendita di tabacchi sita all’interno del centro commerciale “Pilastro” in Bologna che veniva fittiziamente intestata alla figlia dell’imprenditore.

Gli accertamenti svolti hanno permesso di dimostrare come, sottolinea il G.I.P.. “parti considerevoli della provvista impiegata per l’acquisizione siano riconducibili a versamenti operati da soggetti di origine calabrese residenti in Lombardia intranei o comunque contigui alla c.d. Locale di Ndrangheta di Desio, struttura criminale collegata alla cosca Iamonte …. e nell’interesse dei quali ha evidentemente operato” il P.A.D.

Sono state altresì contestate agli indagati la ricettazione e la detenzione di una pistola semiautomatica con matricola abrasa, rinvenuta in un appartamento di Bologna, presumibilmente utilizzato come nascondiglio e/o punto appoggio logistico.

Contestualmente all'esecuzione dei provvedimenti cautelari sono tuttora in corso numerose perquisizioni che hanno richiesto l’impiego di oltre 100 militari.

L’intervento si colloca nell’ambito della missione istituzionale della Guardia di Finanza, quale polizia economico-finanziaria volta a garantire la tutela degli operatori di mercato onesti e rispettosi delle regole, a contrasto della criminalità organizzata di stampo mafioso e ai tentativi di inquinamento dell’economia legale, distorsivi dei meccanismi di libera concorrenza.

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