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Lotta alla contraffazione

Lotta alla contraffazione e sicurezza dei prodotti

Le attività del Corpo nel comparto della tutela del mercato dei beni e dei servizi sono orientate al contrasto dei diversi fenomeni illeciti che minacciano la proprietà industriale, il “Made in Italy”, il diritto d’autore e la sicurezza dei consumatori.

La strategia operativa è organizzata lungo tre direttrici ben definite:

  • il presidio degli spazi doganali, per la verifica della regolarità delle operazioni di importazione ed esportazione di merci;
  • il controllo economico del territorio, per il monitoraggio dei movimenti delle merci su strada e nei luoghi di vendita;
  • le attività investigative in senso stretto, finalizzate alla ricostruzione delle filiere illecite di approvvigionamento e di produzione delle merci illegali e all’aggressione patrimoniale delle organizzazioni criminali dedite a tali tipologie di traffico, facendo perno, a questo scopo, sulle ampie potenzialità investigative introdotte dal legislatore negli ultimi anni.

I Reparti del Corpo sono supportati nell’esecuzione dei servizi dalle articolazioni specialistiche che presidiano il settore, vale a dire:

  • il Nucleo Speciale Tutela Proprietà Intellettuale, che svolge a livello centrale funzioni di analisi di rischio, attraverso incroci di banche dati, studio dei sistemi di frode, elaborazione di metodologie operative e diffusione sul territorio delle migliori esperienze investigative;
  • il Nucleo Speciale Frodi Tecnologiche, cui sono attribuite competenze operative e di supporto della Componente territoriale nel monitoraggio della rete internet e nel contrasto alla criminalità informatica di sfondo economico-finanziario;
  • il Nucleo Speciale Radiodiffusione ed Editoria, che esplica attività di servizio in materia di violazioni della proprietà intellettuale, poste in essere attraverso l'impiego di mezzi di diffusione o comunicazione a distanza;
  • il Servizio Centrale Investigazioni Criminalità Organizzata, per le interessenze della criminalità organizzata.

In linea generale, per contraffazione si intende la violazione di un diritto di proprietà intellettuale perpetrata attraverso la riproduzione illecita di un bene e la relativa commercializzazione uti originalis, in violazione di un diritto di proprietà intellettuale e/o industriale (marchi d'impresa e altri segni distintivi, brevetti per invenzione, modelli di utilità, industrial design, indicazioni geografiche, denominazioni di origine, diritti d'autore, ecc.).

In una accezione più ampia, la nozione in esame afferisce alle condotte illecite di produzione non autorizzata e commercializzazione di merci che recano un marchio identico ad un marchio registrato, ivi comprendendo la produzione di beni che costituiscono riproduzione illecita di prodotti coperti da copyright, fenomeno meglio conosciuto con il nome di "pirateria", di modelli e disegni.

Ingenti sono i danni che il fenomeno arreca all’economia legale incidendo profondamente su interessi tanto pubblici quanto privati.

In primo luogo le condotte della specie rappresentano un disincentivo all’innovazione, provocando danni alle imprese che operano nella legalità.

Da non sottovalutare, in quest’ottica, il nocumento per le aziende virtuose connesso alle mancate vendite, alla riduzione del fatturato, alla perdita di immagine e di credibilità, alle rilevanti spese sostenute per la tutela dei diritti di privativa industriale.

Inoltre, i prodotti contraffatti, essendo fabbricati al di fuori dei canali legali, sviliscono il marchio e non garantiscono il rispetto degli standard di produzione e conformità stabiliti a livello nazionale ed europeo, con evidenti possibili riflessi negativi in termini di sicurezza del consumatore. Vanno poi considerati anche i potenziali risvolti sociali, connessi sia allo sfruttamento di soggetti deboli attraverso un vero e proprio racket del lavoro nero, con evasioni contributive, perdita di posti di lavoro e carenza di coperture assicurative, sia al reimpiego dei proventi ricavati dall’attività illecita in altrettanto proficue attività delittuose da parte delle organizzazioni criminali che gestiscono i traffici di merce contraffatta.

Da ultimo, non vanno sottaciuti i danni all’Erario, attraverso l’evasione dell’I.V.A. e delle imposte sui redditi, e al mercato, mediante alterazione del suo regolare funzionamento a causa della concorrenza sleale basata sui minori costi di produzione.

Il web

Un ruolo fondamentale nella proliferazione delle condotte illecite in argomento è stato assunto dal web.

La rete, infatti, da un lato rappresenta uno straordinario canale di distribuzione commerciale e un’opportunità di crescita per le imprese nazionali che, con investimenti contenuti, possono aumentare la propria rete di potenziali clienti e diffondere il made in Italy nel mondo, dall’altro, proprio per le sue caratteristiche di rete globale, si presta ad essere utilizzato sempre più frequentemente in fase di commercializzazione e vendita di prodotti illegali.

Il cd. “clear web”, inoltre, usualmente esplorabile con i comuni browser è affiancato da una rete di connessioni sommersa denominata “deep web” in cui la navigazione è assicurata da software appositamente sviluppati che rendono difficoltosa l’identificazione degli utenti, agevolando la commissione di illeciti.

La materia della tutela dell’indicazione di origine o qualità delle merci ha assunto un crescente rilievo all’interno dell’ordinamento – nazionale ed europeo – per effetto anche della diffusione del fenomeno della delocalizzazione della produzione.

L’esatta individuazione della merce è indispensabile sia con riferimento alla tutela delle produzioni naturali (profilo, questo, che mira a tutelare la qualità dei prodotti), sia, sotto il diverso profilo doganale, al fine della corretta applicazione delle misure di politica commerciale che colpiscono solo le merci originarie di alcuni Paesi.

Dunque, l’”origine” di un prodotto ne definisce il luogo di produzione ed è assimilabile al concetto di nazionalità economica, in ciò differenziandosi dalla nozione di provenienza di un bene, che individua il luogo da cui il bene viene spedito. Per tale motivo, i due concetti, se riferiti al medesimo bene, possono differire e non vanno in alcun modo confusi.

Il fenomeno, molto radicato all’estero, colpisce in particolare il settore agroalimentare, ove si ricorre sovente all’utilizzo di etichette, simboli, colori o figure sull’imballaggio che evocano l’italianità dei luoghi d’origine della materia prima, della ricetta, del marchio o del processo di trasformazione di prodotti fabbricati in realtà all’estero.

Non si tratta, evidentemente, di contraffazione, quanto piuttosto dell’indicazione, in etichetta, di elementi che richiamano, arbitrariamente, il valore e la qualità dei prodotti della filiera agroalimentare italiana, beneficiandone al momento dell’immissione in mercato.

Simili condotte, a prescindere dalla qualità intrinseca del prodotto “italian sounding” ingannano, anche al di fuori del territorio nazionale, milioni di consumatori e provocano altresì ingenti danni economici al vero “made in Italy” per miliardi di euro all’anno

La Guardia di Finanza svolge attività di prevenzione e repressione anche nel settore della conformità dei prodotti immessi nel mercato alle normative dell’Unione europea e agli standard di sicurezza previsti per i singoli prodotti.

In tale settore, infatti, l'interesse della comunità nazionale ed europea alla lotta alla contraffazione ha portato, negli anni, allo sviluppo di una sensibilità e attenzione ai contigui profili di tutela della sicurezza e della salute del cittadino, sensibilità alimentata anche dalle risultanze di studi, analisi, attività di enforcement.

Per tale motivo, sono stati a più riprese emanati provvedimenti a presidio della “sicurezza dei prodotti” da parte del legislatore dell'Unione europea e nazionale, che si sono preoccupati, nel rispetto del principio di libera circolazione delle merci, di approntare un sistema normativo in grado di garantire un livello adeguato e uniforme di “difesa” del consumatore all'interno del mercato unico.

Al fine di individuare e comprendere la previsione delle condotte illecite legate alla c.d. pirateria digitale occorre ricordare che “d'autore” è quel diritto che si origina e viene acquisito dall'autore dell'opera senza formalità al momento della creazione della stessa (diversamente dal brevetto e dai marchi).

Al diritto d'autore si affiancano i c.d. diritti connessi, riconosciuti in capo a soggetti diversi dal creatore dell'opera, ma a questi collegati o affini, come gli artisti, interpreti o esecutori, i produttori di supporti fonografici, quelli di opere cinematografiche o audiovisive, e le emittenti radiofoniche e radiotelevisive, i quali, per effetto della loro attività, permettono la fruizione dell'opera al pubblico e, perciò, sono ritenuti titolari di diritti patrimoniali e, in taluni casi, anche di diritti morali (artisti interpreti o esecutori).

Se da un lato, film, canzoni o programmi informatici continuano ad essere riprodotti illegalmente su supporti digitali quali cd rom e dvd per poi essere fisicamente venduti ai consumatori finali, sempre più frequentemente si assiste allo sfruttamento illecito delle opere dell'ingegno direttamente ed esclusivamente sul web, utilizzato alla stregua di un contenitore di programmi e prodotti dematerializzati sotto forma di files e moltiplicatore di condotte illecite, grazie alle tecniche di c.d. file sharing e downloading.

La disciplina del settore si basa sulla legge 22 aprile 1941, n. 633, integrata a più riprese ed attualmente ancora in vigore, che prevede sia sanzioni penali, sia sanzioni amministrative, secondo la gravità delle condotte illecite.

La Guardia di Finanza è impegnata nel contrasto a tale fenomeno, per la lotta al quale sono stati istituiti il Nucleo Speciale Frodi Tecnologiche ed il Nucleo Speciale Tutela Proprietà Intellettuale.