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I controlli fiscali

Controlli fiscali

Il contrasto all’evasione e alle frodi fiscali, nelle loro diverse manifestazioni, rappresenta l’obiettivo prioritario della Guardia di Finanza, perseguito attraverso moduli operativi flessibili, che privilegiano l’utilizzo degli strumenti investigativi tipici di una forza di polizia economico-finanziaria e giudiziaria a competenza generale.

In tale contesto, i Reparti del Corpo svolgono indagini di polizia giudiziaria, d’iniziativa e su delega dell’Autorità giudiziaria, nonché verifiche e controlli in via autonoma, che si sviluppano attraverso l’esercizio delle potestà ispettive previste dalle specifiche leggi d’imposta.

Nel quadro dell’autonoma azione ispettiva, poi, il Corpo esercita i poteri di accesso, ispezione e verifica, anche ponendo in essere indagini finanziarie utili per ricostruire i flussi di denaro e di altri strumenti finanziari connessi all’attività economica svolta.

La proiezione investigativa rappresenta l’elemento caratterizzante dell’azione operativa del Corpo, che sistematicamente valorizza, ai fini fiscali, le informazioni acquisite nei diversi comparti della missione istituzionale: dalle indagini di polizia giudiziaria, ai controlli antiriciclaggio, dalle attività di contrasto alla corruzione e alle frodi in danno dei bilanci dell’Unione europea e dello Stato, alle investigazioni nei confronti della criminalità organizzata.

Inoltre, in linea con il rinnovato spirito di collaborazione fra Fisco e contribuenti introdotto dalla Legge 11 marzo 2014, n. 23, recante la delega per la riforma del sistema fiscale, nonché dai provvedimenti attuativi, il Corpo ha emanato nuove, specifiche direttive tese a sostenere le recenti misure di stimolo all’adeguamento spontaneo degli obblighi tributari da parte dei contribuenti, tra cui il “ravvedimento operoso” cosiddetto “allargato”, ora azionabile anche dopo l’avvio di una verifica fiscale, e la collaborazione volontaria (c.d. “voluntary disclosure”).

Al riguardo, è stato disposto che, in caso di corrispondenza tra le violazioni “regolarizzate” dal contribuente e gli elementi di rischio alla base del controllo, le unità operative possano valutare di non intraprendere ovvero di interrompere l’attività ispettiva, fatta salva l’esigenza di verbalizzare eventuali ulteriori violazioni.

Sempre in conformità degli indirizzi della citata riforma fiscale, la Guardia di Finanza ha ulteriormente rafforzato il ricorso ai controlli mirati, basati sull’utilizzo appropriato e completo degli elementi contenuti nelle banche dati e negli applicativi informatici disponibili, al fine di concentrare la propria azione operativa verso fenomeni di frode più grave, riducendo al minimo gli ostacoli al normale svolgimento dell’attività economica del contribuente.

In tale ultima prospettiva, sono state altresì consolidate le sinergie, soprattutto di carattere strategico, con l’Agenzia delle Entrate nel quadro di una più ampia azione di mappatura dei fenomeni evasivi, mediante la messa a punto di una comune linea d’azione incentrata sulla massima integrazione delle analisi di rischio rispettivamente sviluppate, finalizzate a selezionare campioni di soggetti connotati dai più alti profili di consistente rischio di evasione verso cui mirare i controlli, secondo metodologie previamente condivise.